Storia

10 dicembre 2015

Il Documento del 1753

1Un colpo di fortuna, nient’altro. Quando il maestro Battista De Flavis ci informò che la famiglia Scarselli, originaria di Montorio, aveva donato alla Biblioteca Provinciale di Teramo una serie di volumi tra i quali ce n’era uno che parlava dello Stù, ci siamo precipitati in biblioteca per
leggerlo e copiarlo. Di dimensioni ridotte, con le pagine giallastre, mostra tutti i suoi anni, che sono tanti. Il libricino, infatti, è datato 1753 ed è una raccolta di regole di vari giochi: dal “giuoco del bigliardo” al “giuoco del Pallone”, dal “giuoco delle Minchiate” al “giuoco di Dama” e tanti altri. Precisamente sono 26 i “giuochi” descritti e tra questi c’è anche il “Giuoco del Cucù”, antesignano del nostro Stù.
Il libro s’intitola “IL GIUOCO PRATICO” ed è un’opera donata da un certo Raffael Bisteghi al suo datore di lavoro, Conte Ovidio Bargelini. Le motivazioni che hanno spinto l’autore a scrivere il libro sono riportate nelle premesse ed è stupefacente ritrovarci gli stessi motivi che hanno spinto la nostra Associazione a scrivere le regole dello Stù per poter fare il torneo:
“…la presente raccolta …non ha per oggetto di togliere i sopraccennati inconvenienti (gioco d’azzardo, ndr), ma bensì di ovviare a quelli, che assai sovente derivano dalla persuasione, in cui taluno ritrovasi che in questa, o in quella maniera giuocare si debba. Da ciò traggono molto frequentemente la loro origine i litigj, le altercazioni, e i contrasti, i quali oltre il disturbo, che recano all’animo de’ giuocatori, giungono non di rado, se non se ad estinguere, ad intiepidire almeno il fervore delle più costanti amicizie. A rimuovere dunque un sì funesto principio, io ti presento, o Leggitore, una serie di vari Giuochi, o a dir più vero, le leggi ti porgo, e li Capitoli che in particolare li risguardano: alla cui decisione tanto più ragionevolmente dovrai attenerti, quanto che i medesimi tratti da altre stampe,sono poi stati sottoposti all’esame di persone, le quali perfettamente tali giuochi posseggono; e che li hanno diminuiti, o accresciuti secondo che la ragione, e l’uso de’ nostri paesi ha paruto richiedere…”.

 

La descrizione del gioco del Cucù è molto simile al nostro Stù. Ma ci sono alcune differenze. La prima e più significativa è che, come si sospettava, il gioco originario si giocava con 38 carte e non 40 come avviene oggi, e la carta peggiore era il mascherone. In effetti, la carta con il leone rampante, “lu Fu” fu aggiunta successivamente. All’inizio comparve solo come carta pubblicitaria del cartaro che aveva realizzato il mazzo. E solo successivamente divenne quella che oggi è una delle carte più temute dai giocatori. Altra differenza significativa con il nostro Stù è rappresentata dalla carta di valore più alto, il Cucù, che nel gioco originario, in quanto Signore del gioco, non perdeva mai, neanche in finale con il matto. Dopotutto, le stesse regole erano presenti anche nel documento del 1717. Per il resto è incredibile leggere regole applicate nel XVIII secolo, rimaste intatte fino ai giorni nostri. Insomma, è un libro tutto da gustare e per questo invitiamo tutti a farlo.
Buona lettura!

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