Storia

26 dicembre 2011

“Il Natale, il Colle e il Solleone”

Il Natale, il Colle e il Solleone (ovvero il Natale a Montorio con lo Stù)

di Luana D’Antonio (ass. Culturale “Il Colle e il Solleone”)

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Il Natale è uguale dappertutto. Dappertutto le luci, gli alberi addobbati, i presepi, la messa di mezzanotte e il cenone sui tavoli allungati.

Eppure, proprio uguale, in fondo in fondo non lo è, perché accade sempre che gli uomini e le donne di ogni dove aggiungono la propria impronta alle cose comuni e le rendono diverse e particolari. Queste, poi, passano di padre in figlio e nel passaggio si trasformano ancora.

Molte cose si perdono, altre resistono. Il Natale di mio padre aveva ancora i suonatori di “ciarammell” (zampognari), che scendevano dalle montagne nei loro mantelli e nei loro calzari di strisce di cuoio intrecciate sui polpacci, a diffondere per il paese le nenie pastorali abruzzesi. Aveva ancora l’usanza de “lu tzzaun”, il tronco più grande della legnaia che ardeva tutta la notte per riscaldare Gesù Bambino.

Non aveva più le statuine in ceramica di Castelli, che erano, invece, nel presepio dei suoi nonni. Il mio Natale di bambina aveva ancora “lu ponc,” la bevanda a base di rum e acqua calda con le fette di arancia o di mandarino che serviva a riscaldare le serate più fredde, e che ora non c’è più, e il gioco dello Stu’, che invece c’è ancora .

Lo Stu’c’era anche nel Natale di mio padre, ed anche in quello dei suoi nonni. Lo Stu’ esiste nel Natale dei Montoriesi da tempi immemorabili: è l’impronta degli avi che ha caratterizzato e reso unico il loro e il nostro Natale.

Tra tante tradizioni scomparse questo gioco, chissà perché, è riuscito a resistere strenuamente nel nostro paese, con le stesse regole di un tempo tramandate esclusivamente in modo orale. Quasi come l’Iliade! – mi viene scherzosamente da pensare. E’ solo uno stupido gioco – potrebbe suggerire qualcun altro.

La verità sta nel mezzo – dice il buon senso – e dico allora che lo Stu’ non è l’Iliade ma non è neanche “solo” un gioco: è qualcosa di più. E’ la cultura di un territorio, ciò che ci ricorda chi siamo e da dove veniamo, ciò che ci distingue e ci rende riconoscibili agli altri, ciò che ci assimila e ci rende identificabili a noi stessi, ciò che ci tiene insieme e ci fa ridere.

E’ forse questo il motivo della sua “immortalità”, quello che ha spinto tanti Montoriesi a darsi da fare quando, qualche anno fa, lo Stu’ ha iniziato a traballare e ha rischiato di cadere. In quel periodo remava contro anche la ditta Masenghini di Bergamo che, considerato l’esiguo numero dei compratori, decretava la sua morte con la cessazione della produzione delle carte, Cuccù n. 21.

Ma lo Stu’era un patrimonio, e andava difeso.

E’ stato allora che alcuni nostri concittadini, membri dell’Associazione Culturale XV del Presidente, non accettando la condanna, hanno escogitato un sistema per dissuadere i produttori dal proprio intento e mantenere in vita il gioco. L’idea è stata quella di organizzare un grande torneo in piazza con tanto di scuola (per insegnare a giocare a chi non sapeva farlo) ed un grande spettacolo attorno al torneo, per accendere i riflettori sul nostro paese, varcarne gli angusti confini e ottenere un pubblico riconoscimento. Il loro lavoro ha mobilitato le parti più attive della comunità, aziende, negozi, istituzioni ed altre associazioni ed ha richiamato le reti televisive pubbliche nazionali. Per la prima volta, in funzione del torneo, sono state scritte le regole del gioco e sono state diffuse ovunque tramite la costruzione di un sito internet. Il loro obiettivo è stato centrato: la dal Negro di Treviso, che intanto aveva rilevato la Masenghini, ha ripreso la produzione delle carte e Montorio al Vomano è stato identificato come “Paese dello Stu’”.

Raggiunto l’obiettivo, subentrati la stanchezza per le notevoli energie profuse ed il fisiologico calo dell’entusiasmo, si era stati quasi quasi tentati di mollare la presa per quest’anno e invece… Invece un’altra ancora di salvezza è stata buttata allo Stu’: il gioco tradizionale montoriese è stato scelto dall’Associazione Giochi Antichi per rappresentare l’Abruzzo nel Festival Internazionale dei giochi in strada “Tocatì,” che si tiene ormai da nove anni a Verona. Quest’ultima edizione è stata particolarmente importante, perché è diventata intercontinentale (ha visto la partecipazione di delegati provenienti da Europa, Africa, America e Asia) e perché ha voluto ospitare, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, i giochi tradizionali di tutte le Regioni.

Così, nei giorni 23, 24 e 25 settembre, Piazza Santa Cecilia e il Vicolo Santa Cecilia, situati a pochi metri dall’antica Piazza delle Erbe, sono stati rivestiti dei simboli montoriesi (le figure giganti delle carte) e nel chiosco dello Stu’ si sono avvicendate decine e decine di adulti, ragazzi, bambini ed anziani, per imparare il gioco, guardare le bellezze del nostro territorio, assaggiare bocconotti e “genzianella”e, soprattutto, ridere e scherzare in tutti gli accenti e le cadenze d’Italia. Insomma l’interesse è stato così grande e l’esperienza così bella da riempire di fierezza gli uomini e le donne chiamati lì a trasmettere la propria pratica ludica, da provocare in essi un salutare rigurgito d’orgoglio e persuaderli della necessità di andare avanti.

Lo Stù è un patrimonio, e va difeso. Seguendo il principio di Antoine-Laurent de Lavoisier “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” l’associazione ha perso pezzi, ne ha mantenuto alcuni, ne ha aggiunto altri, ha cambiato le sue vesti (nome e logo) ed è oggi lieta di annunciare un nuovo grande torneo, che inizierà a Natale del 2011 e si concluderà nell’Epifania del 2012. Preparatevi tutti: lo Stù continua!!!

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